Startup business: il consiglio ai giovani è di non lasciare l’Italia

redazione / 15 May 2015

I recenti dati Istat sulla disoccupazione giovanile fotografano un’Italia che sta perdendo la speranza. I giovani italiani si trovano di nuovo ad emigrare.

Nel 2011 oltre 50mila connazionali hanno trasferito la propria residenza all’estero e giovani laureati emigrati sono aumentati del 14% rispetto al 2010. Le loro mete privilegiate sono state Regno Unito (11,9%), Svizzera (11,8%), Germania (11%) e Francia (9,5%). A marzo 2013 i laureati under 35 in cerca di un impiego sono arrivati a sfiorare quota 200 mila, con una crescita del 28% rispetto al 2011. Cos’altro ci dobbiamo aspettare? Il futuro per i giovani in Italia non esiste più?

Non la vede così il Professor Carlo Pelanda – relatore al nostro evento del 10 novembre – in un articolo pubblicato sul Foglio il 26 marzo. Ecco cosa pensa dello scenario riguardante lo startup business:

«Lo scenario è dedicato ai giovani che stanno preparandosi ad abbandonare un`Italia ritenuta moribonda. Sappiano che è più probabile, dopo un periodo caotico di 2/3 anni, che il business italiano diventi uno tra i più densi di opportunità nel mondo. L`Italia ha la più alta concentrazione di capitale intellettuale del pianeta, la California è seconda. Il capitale sociale – attivismo individuale, livello delle competenze e propensione all`ordine comunitario – è molto elevato nel settentrione. Il meridione sconta in negativo secoli di latifondo e decenni di assistenzialismo che hanno consolidato una cultura diffusa dell`opportunismo, ma ciò abbassa solo l`indicatore di ordine e non quelli di attivismo e competenza, rendendo anche questa area etnica compatibile con lo scenario di rinascita competitiva della nazione. Il capitale politico è zero e ciò deprime sia i potenziali delle altre due forme del capitale stesso sia il ciclo di quello finanziario. E` comprensibile che i giovani siano pessimisti alla luce dei fatti politici recenti.

Ma questi stessi fatti mostrano che la crisi dello stato è arrivata alla fase finale. Partiti, sindacati, roccaforti burocratiche e tutte le robe vecchie del regime partitico italiano non riescono più a fornire soluzioni. La popolazione crescente che le chiede e non le riceve le cercherà in un cambiamento totale di modello. Pertanto lo scenario più probabile è quello di una fluttuazione discontinua del consenso spinta da una società mobilizzata dal rischio evidente di perdere il patrimonio. Quale attrattore la catturerà: uno irrazionale, tipo il grillismo, o razionale? La qualità media elevata della società rende più probabile il prevalere di un attrattore razionale. Pertanto dobbiamo attenderci una nuova politica entro un triennio e un nuovo stato poco dopo. L`incertezza previsionale riguarda il periodo di transizione dove in effetti sono possibili spirali catastrofiche, come temuto dal Fmi. Ma se fossero evitate e se una politica razionale prevalesse potrebbe questa risolvere i problemi strutturali? Facilmente. Lo stato sociale italiano spende circa 100 miliardi annui per impieghi inutili. Quindi l`Italia potrà tagliare questa cifra, e le tasse, senza nemmeno intaccare la socialità dello stato così riuscendo sia a creare le condizioni fiscali per il rilancio sia a mantenere il pareggio di bilancio, a basso impatto di dissenso. Il debito? L`Italia galleggia su un mare di gas e petrolio. Rimosse le minoranze irrazionali che ne bloccano lo sfruttamento, sarà facile costruire un prodotto finanziario basato su tali risorse che copra tutto il debito, e ben di più. L`Italia presenterà innumerevoli opportunità. Il Reich? Contenibile, l`imbecillità della Germania distrugge i deboli, ma permette ai forti di batterla facilmente. La geopolitica? Un`Italia in rinascita e credibile avrebbe dall`America il ruolo proconsolare, con forte autonomia, per il Mediterraneo. Per questo ai giovani conviene restare e, i più dotati, prendere già ora posizione di investimento sia nel business sia nella politica. Il rubricante, pur capelli bianchi, sta riposizionando le sue attività dall`estero all`Italia proprio per questi motivi. Re-start-up.»