Aprire un’attività a Londra: come costituire una LTD, visti e costi da sostenere

Tabella dei Contenuti

Aprire una società a Londra costa cinquanta sterline e richiede meno di ventiquattro ore sul sito del governo inglese. Dopo la Brexit la procedura per registrare una Limited Company (LTD) è rimasta snella, ma le regole per vivere, lavorare o aprire un locale sul suolo britannico sono cambiate del tutto. Oggi puoi fondare un’azienda nel Regno Unito restando seduto alla tua scrivania in Italia, senza avere la cittadinanza inglese e senza mai mettere piede Oltremanica. Le difficoltà iniziano quando decidi di trasferirti fisicamente a Londra per gestire l’attività, quando devi aprire un conto in banca o quando ti trovi a fare i conti con l’Agenzia delle Entrate per evitare contestazioni di esterovestizione fiscale.

Conviene ancora aprire una società a Londra dopo la Brexit?

Dipende da cosa vendi. Se il tuo obiettivo è produrre merci fisiche in Inghilterra per esportarle nell’Unione Europea, la risposta è no. Dal 2021 la dogana ha introdotto bolle di accompagnamento, controlli alle frontiere, doppie dichiarazioni IVA e spese di spedizione che hanno azzerato i margini di profitto dei piccoli operatori. Spostare scatoloni attraverso la Manica è diventato un incubo burocratico che ha spinto molti piccoli marchi a delocalizzare la logistica in Francia o nei Paesi Bassi.

Il discorso cambia se vendi software, piattaforme digitali, brevetti, servizi alle imprese o consulenze specializzate. In questi settori Londra resta la capitale finanziaria d’Europa. Il sistema giuridico anglosassone poggia sulla common law, un impianto normativo flessibile che lascia ampia libertà agli accordi privati tra soci, protegge i contratti e risolve le controversie commerciali in tempi rapidi, senza le lungaggini a cui siamo abituati nei tribunali italiani.

Il vero vantaggio competitivo della piazza londinese resta l’accesso ai soldi degli investitori. I numeri dell’osservatorio indipendente Dealroom mostrano chiaramente come Londra continui a raccogliere ogni anno più capitali di venture capital verso startup e scale-up rispetto a Parigi e Berlino messe insieme. I grandi fondi di investimento internazionali pretendono quasi sempre che la società madre sia una LTD di diritto inglese o una holding britannica prima di staccare un assegno da qualche milione.

A questo si aggiunge la semplicità di gestione della Limited Company. La LTD è una società di capitali che separa il patrimonio personale dei soci dai debiti commerciali dell’azienda. Non serve versare diecimila euro su un conto vincolato per iniziare, perché il capitale sociale minimo previsto dalla legge è di appena 1 sterlina. Puoi emettere azioni con diritti diversi, creare quote senza diritto di voto per investitori silenti o distribuire quote di partecipazione ai dipendenti senza spendere migliaia di euro dal notaio a ogni passaggio.

Come si apre una LTD a Londra?

L’atto costitutivo nel Regno Unito non richiede notai, marche da bollo o perizie giurate. L’intera pratica si gestisce dal computer compilando i moduli predisposti da Companies House, l’equivalente della nostra Camera di Commercio. Prima di collegarsi al sito del governo servono però alcuni elementi pronti. Serve un nome originale che non crei confusione con marchi già registrati, un codice che identifichi il settore di attività economica (il codice SIC) e un indirizzo fisico in Inghilterra o in Galles da usare come sede legale.

Se non possiedi un immobile sul posto, puoi acquistare legalmente un servizio di domiciliazione postale presso studi professionali o società di servizi a Londra. Ti serviranno poi i dati dell’amministratore (Director) e dell’azionista (Shareholder), due ruoli che possono appartenere alla stessa identica persona. Per finire, la legge sulla trasparenza societaria impone di dichiarare chi controlla davvero l’azienda, registrando i dati di chiunque detenga più del 25% delle quote o dei diritti di voto (le cosiddette Persons with Significant Control o PSC).

Una volta definiti questi passaggi, puoi inviare la pratica direttamente dal servizio per registrare una limited company su Companies House. Paghi la tariffa governativa di 50 sterline con una normale carta di credito e, nell’arco di ventiquattro o quarantotto ore, ricevi via posta elettronica il Certificate of Incorporation con il numero di registro dell’azienda a otto cifre. La società è ufficialmente viva.

A questo punto serve il conto corrente aziendale, più articolato da aprire. Se provi a bussare alle filiali delle grandi banche tradizionali come Barclays, Lloyds o NatWest senza essere residente a Londra e senza uno storico di credito britannico, la risposta sarà quasi certamente un rifiuto. Gli istituti tradizionali hanno policy antiriciclaggio severissime verso gli amministratori non residenti. Per rendere operativa l’azienda senza perdere mesi, la maggior parte degli imprenditori si appoggia a istituti di moneta elettronica vigilati dalla FCA come Wise Business, Revolut Business o Tide. Queste piattaforme permettono di verificare l’identità da remoto tramite passaporto e attivano in pochi giorni lavorativi un conto multivaluta dotato di Sort Code e Account Number, perfetti per incassare pagamenti in sterline e gestire le prime fatture.

Quali visti servono per fare impresa e lavorare a Londra?

Possedere una società registrata a Companies House non equivale ad avere il diritto di vivere nel Regno Unito. Questo è l’equivoco che trae in inganno chi si avvicina al mercato inglese per la prima volta. Dal momento in cui la libera circolazione è finita, chi non possiede il passaporto britannico o non ha ottenuto il Settled Status tramite il vecchio accordo di recesso deve procurarsi un visto d’affari o di lavoro rilasciato dall’Home Office prima di trasferirsi.

Se il tuo progetto punta su tecnologia, innovazione o servizi ad alta crescita, il canale ufficiale è l’Innovator Founder Visa. Questo visto ha eliminato il vecchio requisito che imponeva di possedere almeno cinquantamila sterline di fondi propri da investire, ma ha reso la selezione molto più rigida dal punto di vista qualitativo. Non puoi limitarti a presentare un business plan per aprire un’agenzia web tradizionale o un bar. La tua proposta deve ricevere l’approvazione scritta da parte di un ente certificatore accreditato dallo Stato (Endorsing Body), che valuterà se l’idea è autenticamente innovativa, se ha buone probabilità di scalare sul mercato e quanti posti di lavoro qualificati potrà creare nel paese. Puoi controllare i requisiti di lingua inglese e i criteri di candidatura per richiedere l’Innovator Founder Visa sul portale GOV.UK.

Se invece vuoi aprire un’attività commerciale ordinaria, come un negozio, una società di import o un ristorante, l’Innovator Visa non fa al caso tuo. Molti imprenditori ricorrono alla sponsorizzazione aziendale diretta, conosciuta come Self-Sponsorship. La procedura funziona così: la tua LTD inglese fa richiesta all’Home Office per ottenere una licenza da sponsor (Sponsor Licence). Quando la licenza viene approvata, la società assume te stesso nel ruolo di direttore generale o figura tecnica tramite un visto Skilled Worker. Questo percorso richiede che la società dimostri di avere una sede operativa vera, fondi sufficienti in cassa e che il tuo stipendio rispetti le soglie minime imposte dalla legge per quella specifica mansione, oltre al superamento di un esame di inglese di livello intermedio.

Esistono canali più rari ma comodi per casi specifici. Il Global Talent Visa accoglie profili di spicco nel digitale, nella scienza o nella cultura con il benestare di enti come Tech Nation, garantendo piena libertà lavorativa senza vincoli di sponsorizzazione. C’è poi l’High Potential Individual Visa, riservato a chi si è laureato negli ultimi cinque anni in una delle migliori università del mondo inserite nelle liste ministeriali, che regala due anni di soggiorno libero per lavorare o testare un’impresa sul posto.

È importante sapere che presentarsi a Londra con il semplice passaporto turistico per lavorare ogni giorno nella propria azienda è una violazione delle leggi sull’immigrazione. I controlli negli esercizi commerciali e negli uffici da parte dell’ispettorato sono frequenti. Se ti scoprono a lavorare senza un visto regolare rischi l’espulsione immediata, il blocco dell’accesso nel Regno Unito fino a dieci anni e sanzioni pesantissime per la società.

Quanto costa aprire e mantenere una Limited Company nel Regno Unito?

Aprire una LTD costa pochissimo all’inizio, ma mantenere l’azienda in regola con il fisco britannico comporta uscite fisse che devi mettere a budget prima ancora di registrare il nome. L’imposta sui profitti si chiama Corporation Tax e lavora su due scaglioni principali. Se gli utili netti dell’azienda restano entro le 50.000 sterline all’anno, l’aliquota da pagare è del 19%. Se invece gli utili superano le 250.000 sterline, la percentuale sale al 25%. Per la fascia di guadagno che si trova in mezzo interviene una formula di sgravio (Marginal Relief) che applica un’aliquota graduale tra il 19% e il 25%.

Il quadro delle spese vive, delle scadenze ordinarie e delle imposte societarie sono mostrate nella tabella:

Voce di spesa o tributo Costo o aliquota Frequenza e indicazioni pratiche
Registrazione a Companies House 50,00 £ Tariffa governativa una tantum per l’apertura telematica
Sede legale a Londra (Registered Office) Da 120 £ a 350 £ / anno Domiciliazione postale obbligatoria se non si affitta un ufficio fisico
Deposito del Confirmation Statement 34,00 £ / anno Aggiornamento annuale obbligatorio di soci e assetti societari
Commercialista locale (Accountant) Da 900 £ a 2.500 £ / anno Chiusura del bilancio d’esercizio e dichiarazione fiscale societaria
Software di contabilità MTD Da 15 £ a 40 £ / mese Piattaforme cloud certificate (es. Xero) obbligatorie per legge
Corporation Tax per piccole imprese 19% sugli utili netti Valida su utili fino a 50.000 £ (sale al 25% oltre le 250.000 £)
Partita IVA britannica (VAT) Aliquota ordinaria 20% Obbligatoria solo con fatturato superiore a 90.000 £ sui 12 mesi

 

A questi numeri devi aggiungere il software gestionale per inviare i dati all’HMRC, l’agenzia delle entrate britannica. Il piano di digitalizzazione fiscale impone di gestire fatture e registri tramite programmi cloud omologati come Xero o QuickBooks, che costano tra quindici e quaranta sterline al mese.

Un enorme punto di forza per chi avvia una piccola attività resta la soglia di esenzione IVA. La legge fissa il tetto a 90.000 sterline di fatturato registrato nell’arco di dodici mesi consecutivi. Fino a quando non superi questa somma non hai alcun obbligo di richiedere la partita IVA né di applicare il 20% sulle tue parcelle, un vantaggio competitivo che ti consente di fare prezzi più bassi rispetto ai concorrenti strutturati. I dettagli su come calcolare gli anticipi e sui documenti fiscali da conservare sono spiegati nella guida ufficiale alla Corporation Tax sul sito GOV.UK.

Cosa serve per aprire un negozio o un locale fisico a Londra?

Affittare uno spazio commerciale su strada a Londra è un impegno economico pesante che richiede una riserva di liquidità immediata. La capitale inglese ha un mercato immobiliare molto dinamico ma regolato da usi contrattuali rigidi a favore dei proprietari. Se nei servizi digitali i costi sono flessibili, nel retail o nella ristorazione le uscite partono dal giorno della firma, anche se il locale resta chiuso per lavori.

I contratti di locazione commerciale (Commercial Lease) durano mediamente da cinque a dieci anni. Quasi tutti prevedono clausole di revisione del canone ogni tre o cinque anni (rent review), che nella pratica si traducono in aumenti allineati ai prezzi di mercato. I locatori non si accontentano della parola e pretendono garanzie certe: per consegnare le chiavi a una società nuova chiedono un deposito cauzionale vincolato in banca (rent deposit) da tre a sei mesi di affitto anticipato. Dovrai pagare anche le parcelle degli avvocati (solicitors) incaricati da entrambe le parti per redigere, registrare e vidimare il contratto.

La spesa più pesante e spesso sottovalutata è rappresentata dai Business Rates. Si tratta della tassa municipale riscossa dai consigli di quartiere (Borough) su tutti gli immobili non residenziali. Il tributo non guarda se la tua attività sta guadagnando o è in perdita: si calcola sul valore d’affitto teorico dell’immobile stimato dallo Stato. Nelle vie commerciali del centro o nei quartieri di tendenza, i Business Rates arrivano a costare quanto l’affitto mensile stesso. L’unica eccezione riguarda i locali molto piccoli con valore catastale ridotto, che possono accedere all’esenzione totale o parziale tramite il piano di Small Business Rate Relief.

Prima di versare caparre devi controllare la destinazione d’uso urbanistica dell’immobile. Gli uffici comunali usano classi d’uso precise: la classe E copre negozi, uffici e ristorazione generica. Se l’immobile non è accatastato correttamente, tocca presentare domanda di cambio d’uso al comune, con tempi di istruttoria che possono durare mesi e bloccare l’inizio dei lavori.

Se hai intenzione di vendere alcolici, servire cibo caldo oltre le undici di sera o fare musica dal vivo, ti servirà una specifica Premises Licence rilasciata dal Borough, che verrà concessa solo dopo aver superato il parere della polizia e degli abitanti del quartiere. Chi apre un bar o un ristorante deve inoltre registrarsi presso l’ufficio sanitario locale almeno quattro settimane prima dell’apertura: gli ispettori faranno un sopralluogo a sorpresa per verificare la cucina e ti assegneranno un punteggio pubblico di igiene (Food Hygiene Rating) da zero a cinque stelle, che dovrai mostrare sulla porta d’ingresso.

Come evitare l’esterovestizione fiscale se vivi in Italia?

Un cittadino italiano ha tutto il diritto di possedere quote o amministrare una società inglese, ma non può usarla come schermo per pagare meno tasse in Italia. L’articolo 73 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) punisce duramente l’esterovestizione, ovvero la finzione di chi attribuisce una sede legale estera a un’azienda che nella realtà viene diretta e gestita dall’Italia.

La legge italiana stabilisce una presunzione di residenza fiscale: se una società estera è controllata da residenti in Italia o è guidata da un amministratore che vive in Italia, l’Agenzia delle Entrate presume che la società sia italiana.

Se apri una LTD a Londra con una semplice casella postale, ma prendi ogni decisione commerciale, gestisci i clienti, emetti fatture e incassi i pagamenti seduto al computer di casa tua a Napoli o a Milano, per il fisco italiano quella società è residente in Italia. Le conseguenze di un accertamento sono pesanti, perché l’erario disconosce le tasse pagate a Londra, calcola le imposte IRES e IRAP su tutto il fatturato dell’azienda, applica sanzioni che raddoppiano il debito e può contestare l’omessa dichiarazione dei redditi societaria anche sul piano penale.

Per proteggersi da contestazioni di questo tipo la società deve avere una sostanza economica reale nel Regno Unito. Il centro di direzione effettiva (Place of Effective Management) deve trovarsi stabilmente sul suolo britannico. Questo significa che i consigli di amministrazione, le riunioni strategiche e la firma dei contratti più importanti devono svolgersi fisicamente a Londra, con prove tangibili come biglietti aerei, verbali e corrispondenza tracciabile.

L’attività deve poter dimostrare una presenza tangibile, un ufficio reale aperto ogni giorno, utenze aziendali, dipendenti assunti con contratti britannici e un conto bancario locale utilizzato per pagare stipendi e fornitori del posto. Se una LTD fattura al 100% verso clienti residenti in Italia e non ha un solo cliente o partner in Gran Bretagna, diventa il bersaglio dei controlli incrociati della Guardia di Finanza.

Se lavori da solo vendendo consulenze o servizi digitali dall’Italia a clienti internazionali, aprire una LTD a Londra senza trasferirti non ti farà risparmiare tasse. La scelta corretta è aprire una partita IVA o una società ordinaria in Italia, oppure registrare una stabile organizzazione della società estera nel nostro paese. In questo modo puoi godere della reputazione commerciale del marchio inglese versando le giuste imposte sul reddito d’impresa al fisco italiano, senza il timore di vedersi recapitare cartelle esattoriali devastanti dopo pochi anni.

FAQ – Domande frequenti

Un cittadino italiano non residente nel Regno Unito può aprire una LTD?

Sì, la legge societaria britannica consente a cittadini stranieri non residenti di essere soci e amministratori di una Limited Company. È sufficiente avere compiuto diciotto anni e disporre di un indirizzo di sede legale registrato in Inghilterra o Galles.

La costituzione di una società a Londra garantisce il visto di residenza?

No, l’iscrizione a Companies House non concede alcun diritto di soggiorno. Per vivere e lavorare a Londra dopo la Brexit occorre ottenere un visto dedicato rilasciato dall’Home Office, come l’Innovator Founder Visa o un visto per lavoro qualificato.

Qual è la soglia di fatturato per la registrazione obbligatoria della partita IVA (VAT)?

La partita IVA britannica diventa obbligatoria soltanto se il fatturato imponibile supera le 90.000 sterline calcolate su dodici mesi consecutivi. Al di sotto di questo importo la registrazione resta a discrezione dell’imprenditore.

Che cosa sono i Business Rates e chi deve pagarli?

I Business Rates sono imposte locali sugli immobili commerciali riscosse dai comuni britannici. Il tributo si basa sul valore locativo stimato dell’immobile ed è dovuto da chiunque occupi locali fisici per svolgere attività d’impresa, come negozi, uffici o laboratori.

Quando si rischia l’accusa di esterovestizione con una LTD inglese?

L’esterovestizione scatta se la società ha sede formale a Londra ma la sua direzione effettiva si trova in Italia, ovvero se gli amministratori prendono le decisioni strategiche e gestiscono i clienti dal territorio italiano senza una reale sostanza economica nel Regno Unito.

Potrebbero interessarti anche questi articoli